5.1-social Blogoincarico

Certo che la vita reale è meglio di quella virtuale ma siamo sicuri che la vita reale sia sempre così magnifica?

[Prof. A. R. Formiconi, post nel suo blog]

Beh, no,  la vita reale non è sempre così magnifica.

Ma in un film splendido che ebbi modo di proiettare con un gruppo di ragazzi di scuola media il protagonista, più o meno sui titoli di coda, concludeva dicendo che, alla fine, la vita è fatta così.

Quel film si chiama Pleasantville, ve lo consiglio davvero.

Citazioni a parte, lo spunto del Prof viene da un sondaggio sul social networking che è stato proposto a me e ad almeno altri 105 studenti provenienti da una ventina di corsi di laurea.

Tutto sommato, si diceva poco sopra, il riflesso della vita virtuale è bene che resti così com’è, cioè un semplice riflesso. Leggendo poi l’articolo del Prof mi sono reso conto che l’entropia di Feisbuc, dopotutto, non è altro che il riflesso stesso della babele mediatica che ci circonda costantemente, per non dire incessantemente.

C’è quasi la tacita sensazione che non si tratti più di una moda: oramai è un’appendice, come le invenzioni meccaniche di Leonardo da Vinci che, nella sua mente, sarebbero servite per amplificare le capacità umane.

Ma se il genio era quasi riuscito ad inventare una macchina volante (gli sarebbe bastato poco, in fin dei conti),  mi sembra che oggi, a secoli di distanza,  le planate tecnologiche non riescano a spiccare verso chissà quale orizzonte.

Sì, lo ammetto, uso Feisbuc, ma mi tengo bene alla larga da gruppi, fan club, sondaggi, bischerate, iniziative, catene di tanti santi (ci fosse solo Sant’Antonio…) e troppi altri ammenicoli da far perdere l’orientamento.

Ecco il punto: dov’è finita la bussola?

Se dobbiamo continuare a navigare nella Rete, come mai abbiamo volutamente smagnetizzato il polo nord?

E’ come lo sguardo della Medusa: una volta che l’hai fissato, poi è difficile schiodarsi.

Però, dopo tutto questo, ci deve pur essere una scappatoia, una botola, una via di fuga da una trappola luccicante e senza sbarre.

Forse, a parer mio, si rischia di annegare come Narciso, ammalati e compiaciuti dal nostro stesso riflesso.

Insomma, si torna sempre a parlare di loro…dei riflessi.

No, tranquilli, niente soluzioni drastiche: continuerete a trovarmi su FB, ma c’è davvero ben altro, persino nel mondo virtuale tanto decantato, criticato, esaltato, evitato.

E, se vuole il cielo, ci sono le persone.

tratto da Pleasantville (1998, G. Ross)

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