escapologia, istruzioni per l’uso

9 01 2009

Forse ho corso un po’ troppo.

Mancava un tassello, un mattone, un’inferriata di collegamento prima di DEXTER.

Eppure, giochi del destino, bastava semplicemente correre.

L’escapologia è una delle discipline più curiose che si possano trovare nella variopinta piazza dell’illusionismo: chi di noi, almeno una volta, non è rimasto incantato dalle prodezze articolatorie del funambolo di turno, quei tarantolati circensi che si destreggiano abilmente tra corde, teche di vetro e tanto altro?

Ma c’è qualcosa che, sottilmente, ci affascina ancora di più: la vera e propria arte della fuga.

Evitare il rischio e scappare dal pericolo imminente fa parte del nostro genoma istintivo, un lascito della primordialità che suona come un campanello d’allarme quando l’orizzonte si fa fosco.

Che succede, però, se il pericolo è già intorno a noi? Fuggire potrebbe essere la scelta più disperata…fino a quando non interviene la seconda forza in gioco: l’astuzia.

E’ questo, a mio parere, il perno portante di PRISON BREAK, una di impatto che sta incuriosendo mezzo mondo televisivo con le ingegnosità al limite dell’immaginabile dei suoi protagonisti, uomini qualunque (o forse no?) costretti a fare i conti con una minaccia più grande di loro e ben più pericolosa delle sbarre che li vincolano costantemente.

Il genio narrativo è tutto infuso negli esperimenti di fuga pianificati al millimetro: straordinario il pre-testo della prima stagione, vero apripista per tutte le diramazioni avventurose che ci porteranno a scoprire prigioni fatte di celle e di strade asfaltate, utopie carcerarie e complotti governativi.

Gli ingredienti del grande spettacolo ci sono tutti, ma non manca il giusto spunto di riflessione di fronte alla feccia dannata che vaga per questi gironi danteschi ora fatti di cemento ed ora di sabbia coloratissima, dall’Illinois a Panama, dal filo spinato all’Oceano della libertà.

Biglietto di sola andata, ovviamente.

E pensate, c’è persino spazio per l’amore: quello più onesto, quello più affranto e il più fraterno, il più doloroso, il più sentito, il più represso e il più sincero.

Ed ora, provate a scappare.

Avrà davvero un altro senso.

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la bianca apparenza

8 01 2009

Da qualche giorno ho fatto la conoscenza di uno degli antieroi dei nostri tempi.

Si chiama Dexter, lavora per la Scientifica di Miami, è alle prese con un caso veramente spinoso…ed è la mente più ambigua che sia stata fecondata di recente nel grembo delle serie televisive.

Non voglio anticiparvi nulla, nel caso in cui non abbiate mai incrociato questa perla dell’eccesso catodico: basterebbe prendere CSI, togliergli il senso di pacata misura e gettarlo in pasto ad un giustiziere meno che umano.

Cosa resta dalla tabula rasa dell’etica umana?

E’ presto detto: la percezione di un’apparenza immacolata.

Dexter è lo specchio dei suoi tempi, la scissione schizofrenica dell’uomo di quartiere che vive un disagio così aberrante da trasformarlo in un paria della società…eppure è lui stesso ad esservi immerso fino in fondo, a creare connessioni con cose e persone, a stabilire rapporti di forza tra le peggiori nemesi che si possano immaginare.

E’ vero, qui ci si spinge oltre ogni misura e ci si rassicura a malapena (si può arrivare a bramare la normalità in un mondo simile?), ma c’è tanto che vale il pezzo del biglietto: l’arte dell’inquadratura che specchia la profondità di un animo malato, il flusso di coscienza in un pozzo senza fondo, il dolore lancinante di un individuo impantanato in un malessere sociale più ampio fatto di corridoi bianco latte e scene del crimine.

Alla fine di ogni epiodio ci si chiede se tutto questo possa trovare una vera fine – col rischio di sentire il mostro della porta accanto che bussa a casa nostra.

Ma quel mostro è qualcosa di più.

Il resto, se vorrete, arriverà più avanti.





quinto Blogoincarico Tecnologie della Comunicazione Online

24 11 2008

Ho appena inserito il quinto Blogoincarico, spero possa farvi scoprire qualcosa di nuovo.

 

Visto il tema trattato, non potevo evitare di incrociare il Dottore meno ortodosso del tubo catodico…

 

(tratto da DOTTOR HOUSE – MEDICAL DIVISION; 1×09: Rianimazione vietata)