corridoio

3 02 2009

Stamattina ho sostenuto il primo esame del nuovo corso di studi che, da qualche mese a questa parte, accompagna le mie peregrinazioni pendolari tra Arezzo e Firenze.

E’ come la risultante inaspettata del moto oscillatorio: insomma, così si riesce persino a dare un senso ai drammatici ritardi esponenziali di Trenitalia.

Ma non basterebbe questo, e di certo non vi parlerò di risultati numerici categorizzati nella riga definita del mio libretto universitario: no, quell’esame mi ha dato molto di più.

Mi ha fatto capire, con una energia sottesa e vivace, che a questo mondo non si può restare da soli in un corridoio.

Perchè per ben tre anni e mezzo ho dovuto convivere con la certezza, più o meno radicata, che questa babele accademica debba essere scalata in qualunque modo pur di arrivare in cima, e, sebbene non sia di certo fautore di chissà quale evoluzionismo studentesco, mi son reso conto, giorno dopo giorno, che non poteva esserci tempo per altro.

Si è in qualche modo costretti, vincolati, o almeno convinti a farsene una ragione: la giungla della Facoltà di Lettere non è un paese per chi vuole punti fermi. C’è da aggrapparsi, scivolare, riprendersi, sostenersi e poi da ripetere tutto questo, esame dopo esame, verbale dopo verbale, corso dopo corso, fino a quella firma finale, con tanto di numero annesso, che certifica la tua preparazione.

Ma cosa vuol dire per davvero?

Non credo di potermi mai sentire arrivato, perchè sarebbe una contraddizione in termini nella crescita umana.

Ma oggi credo di aver capito qualcosa di vero: in quel corridoio non ero più solo, perchè chi mi circondava poteva finalmente dare un senso pieno e vissuto a tutto il resto.

E quando mi sono ritrovato fuori dall’aula d’esame, non ho avuto più dubbi.

Tutto questo è dedicato ai miei cari amici comunikattivi, compagni di viaggio fedeli e scanzonati. Mi sono sentito accolto, accettato, contraccambiato ogni giorno passato a lezione.

E’ giunto il tempo di ricambiare, e lo faccio accettando la loro richiesta di candidarmi a responsabile del Corso di Laurea.

Non lo faccio per la gloria.

Non lo faccio per chissà quale interesse materiale.

Non lo faccio per combattere faticosamente a spada tratta ed affrontare questo mondo con spavalderia.

Lo faccio semplicemente per amore del prossimo, per la fraternità del vivere insieme, per il silenzio giocoso di quel corridoio.

Grazie di cuore, a voi e a tutte le vostre famiglie. Siete speciali.

Ultimo, ma non ultimo, un frammento di poesia.

tratto da La Leggenda del Pianista sull’Oceano (1998, G. Tornatore)

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13 Ottobre 2008

31 12 2008

Mi ricordo un passo di Alice nel Paese della Meraviglie – e non parlo del figlio illegittimo della Disney – in cui la celebre protagonista, spaesata di fronte a quel labirinto senza uscita, non può fare altro che andare avanti.

In una delle puntate più belle di una serie televisiva fantascientifica c’è qualcosa di simile, dopotutto: il destino dell’umanità è voltare le pagine della Storia.

Ma, in ultima analisi, credo che la vera Storia si possa scrivere solo partendo dalle piccole incidenze che, col tempo, portano a qualcosa di più.

Lo scorso 14 Febbraio, ad una settimana esatta dal mio compleanno, ebbi la fortuna di condividere un passo importante delle mie scelte, e quella Tesi di Laurea sul Noir in Letteratura e Cinema mi spronò a continuare, passo dopo passo, nel mio cammino universitario.

Certo, qualcosa sarebbe dovuto cambiare: era davvero possibile continuare a districarsi in una giungla selvaggia come quella dei corsi accademici?

Insomma, persino uno come Charles Darwin avrebbe dovuto dare ragione fino in fondo alla sua teoria sulla sopravvivenza della specie: là, nei mondi senza confini di orari, lezioni, aule e scioperi, solo chi vuole farcela riesce a preservarsi.

Eppure, grazie al cielo, è andata diversamente.

E quel 13 Ottobre mi ha dato una ragione in più per crederci.

E’ in quel giorno, il primo della Magistrale, che ho scoperto cosa significhi davvero la condivisione di un ideale universitario.

E lo devo a ciascuno dei miei amici accademici, fedeli compagni di viaggio per i quali nutro una stima sentita e profonda.

Perchè, ancor prima di condividere un libro, con loro posso condividere me stesso.

E nei loro sguardi vedo  le radici di tante origini, le mappe di tante scelte, le luci di tanti sogni.

Chissà dove ci porteranno le strade del 2009, fra pagine wiki e blogosfere…l’importante, però, è andare sempre avanti.

Proprio come Alice nel suo mondo di meraviglie.

Grazie a tutti voi, comunikattivi.

Grazie perché vi mettete in gioco, senza mezzi termini.

Grazie perché date tono anche ai giorni spenti.

Grazie perché sapete leggere la realtà come pochi sanno fare.

Grazie perché non vi arrendete, anche quando il gioco si fa duro.

Grazie perché le vostre parole ed i vostri silenzi sono d’oro.

Grazie perché c’è sempre un motivo per essere se stessi.

Grazie perchè non mi fate sentire un figlio unico.

…E questo è il mio biglietto d’auguri per il 2009.

Per voi, per le vostre famiglie, per tutti i vostri cari, e anche per chi non ha la fortuna di conoscervi.

Grazie, Eroi.

teaser spot della I stagione della serie tv Heroes





Lo specchio del mondo

21 11 2008

Amico: la cosa più bella che tu possa avere e la cosa più bella che tu possa essere.

[Anonimo]

 

Certe volte, nel viavai delle tangenti che incrociamo sul nostro sentiero, ci si accorge improvvisamente che qualcosa è cambiato per davvero…Ed è la cosa più bella che possa capitare, perchè potrebbe essere persino la più scontata.

E’ difficile trovare da soli la passione vera e sincera: credevo di esserci riuscito, ma, in fondo, mancava sempre qualcosa.

E quella cosa, adesso, c’è.

 

Ora ci sono tutti i miei compagni di un viaggio che mi stupisce, affascina, incuriosce ogni giorno di più.

Ci sono i loro pensieri, le loro orme sulle strade solcate, i loro sguardi che incrociano quel che verrà.

 

A loro va tutta la mia più profonda gratitudine, perché, se c’è un legame che può superare qualsiasi frontiera, quello, senza dubbio, è l’amicizia.

Grazie, amici comunikattivi: in quell’universo di specchi della Pizzera ZeroZero ho visto i vostri sogni, e lì c’erano anche i miei. 

Grazie, di tutto cuore.

Questo è per voi e per tutti coloro che fanno comunità anche lontano da casa…In questo caso, davvero molto lontano.

 

(tratto da LOST, 1×03: Tabula Rasa)