a un passo dalle stelle

6 01 2009

Fin da piccino ho sempre visto nel presepio il riflesso di un mondo che, seppur sfasato nella sua logica spazio-temporale (Gesù Cristo sarebbe nato a Marzo, e di certo il muschio e la neve dalle sue parti non erano frequenti), aveva il diritto di vivere in ogni istante che passa.

Nella sua fissità ambientale, con tutte quelle statuine catturate in un fotogramma che gravita intorno a quella macchina da presa a forma di mangiatoia, c’è sempre stata una manciata di personaggi che hanno fatto del loro cammino una ragione di vita: i Re Magi.

Questi grandi saggi dell’antichità, che oggi celebriamo in ginocchio davanti alla più grandiosa delle manifestazioni divine, mi hanno sempre trasmesso il senso radicato del viaggio, della meta da perseguire, dell’ideale che deve anche confrontarsi con la sconfitta per riprendersi la giusta rivalsa alla sua fine…che è anche il suo principio.

E’ vero, quelle tre statuine resteranno davanti alla mangiatoia solo per un giorno dopo aver esplorato in lungo e in largo gli angoli più remoti di casa mia, ma quel che conta davvero è donare  al mondo ciò che si è vissuto, traducendolo in un tesoro che va ben oltre la ricchezza di qualunque altra conoscenza.

Ho ritrovato qualcosa di simile nelle ultime battute di una straordinaria serie televisiva di fantascienza: cosa significa vagare tra le stelle se non riscoprire il valore profondo delle connessioni umane?

tratto da Star Trek: Deep Space Nine (1993-1999)

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novantuno!

6 01 2009

Mai sfidare troppo la sorte.

Se n’era reso conto persino quel geniaccio di Ulisse, che non esitò a vagare per venti anni (con un figlio che lo stava cercando ed una moglie con la casa assediata dalla feccia di Itaca) consapevole dei rischi che stava correndo.

Certo, una cosa è l’Odissea, altra invece è il semplice tiro di fortuna, quella sensazione di attesa che si mescola alla sottile percezione di potercela fare. Talvolta si cade, talaltra volta ce la possiamo persino cavare.

Come ogni 5 gennaio che si rispetti, la mia Parrocchia si raduna per il rito laico della Tombola, punto focale di tante liste di desideri che si potrebbero soddisfare con una manciata di monetine.

Basta sfidare la sorte, dopotutto, e quei novanta numeri possono fare la differenza…Non cambiano di certo la vita – ci vuole un figlio per cambiarla, ne sono certo -, eppure siamo spinti, anche solo per spirito di compagnia, a scarabocchiare su quella cartella che ci è stata venduta con tutti i crismi del caso, inconsciamente consapevoli (passatemi l’assurdo) che esistano margini di scarto notevoli in quella tabula rasa di possibilità.

Insomma, potresti vincere inaspettatamente un prosciutto o vederti soffiare una bicicletta elettrica per un punto ancora non estratto, o magari devi vedertela con altri tre o quattro pretendenti al trono che, proprio come te, hanno scovato gli stessi numeri nelle loro cartelle spiegazzate.

E’ vero, non si può vivere di coincidenze, e alla fine torni a casa per aver almeno condiviso una serata diversa dalle altre.

Poi, però, lungo la via, le luminarie natalizie cominciano a cedere il passo ai lampioni di tutti i giorni, e il freddo pungente è meno poetico della neve cullata sopra i monti.

Finisce così la magia? Beh, forse dovremmo portarci in tasca una manciata di quella polvere di sogni, e allora sarà una gioia ripensare ai volti felici dei bambini che pescano caramelle coloratissime dal cesto della Befana, ai genitori che infagottano quelle piccole creature desiderose di scartare la macchinina vinta per caso, alle famiglie di famiglie che fanno cerchio intorno a loro e spezzano una cinquina mancata tra una risata e l’altra.

No, non credo sia sorte o fortuna sfacciata. Potrebbero essere le piccole, semplici cose di ogni giorno.

E in ogni caso, se qualcuno riesce anche a fare il colpo inaspettato, tanto di guadagnato.

trailer di Svegliati Ned (1998, K. Jones)





Cast & Credits

1 01 2009

Generalmente c’è la percezione condivisa che un film finisca con l’ultimo fotogramma, o almeno con la classica dissolvenza rassicurante che sfuma sulla luce nera della sala.

Sbagliato.

Perchè, almeno per quel che mi riguarda, il film inizia lì, in quella selva di ruoli, professioni, nomi, compagnie e ringraziamenti che fluttuano vorticosamente in un giro di esistenze impresse nella luce, la stessa luce che ci ha accompagnato per tutta la storia vissuta.

Ieri sera, poco prima di uscire per gli spettacoli pirotecnici di fine anno, mi sono ritrovato a vagare per i corridoi di casa mia senza accendere la luce, complice il bagliore caldo e rassicurante delle decorazioni natalizie; i miei genitori erano appena usciti, e le vestali di casa Rossi (mia nonna, 85 primavere il prossimo 7 gennaio, e mia prozia, nata lo stesso giorno di Giovanni Paolo II) si concedevano il giusto riposo.

E anche se i corridoi di casa non erano illuminati a giorno, per me lì c’era luce, c’erano il vociare dei miei tra una risata ed una sana discussione, le strane supposizioni di mia madre sull’ultima puntata del nostro telefilm preferito e l’agenda di mio padre fitta di matrimoni da riprendere…C’era il 2009, anche lì.

Insomma, proprio nei titoli di coda del 2008, quando la sala del mio corridoio brillava ancora della luce notturna, ho intravisto quel che ci avrebbe aspettato nell’anno che verrà – e che è già arrivato.

A mia madre Carla e a mio padre Paolo dedico un frammento di una famiglia piuttosto stramba, squinternata e scalcinata…Ma anche quella è una famiglia vera.





Buon…2000

1 01 2009

E se il Millennium Bug…fossimo noi?

tratto da Strange Days (1995, K. Bigelow)





OFFERTE SPECIALI – ULTIMI GIORNI

30 12 2008

Una volta qualcuno mi disse che le cose più belle, che spesso sono le più scontate della vita, si fanno sentire di più quando mancano.

O quando ti accorgi, all’improvviso, che non ci sono più.

Questi ultimi giorni dell’anno, per una serie di fatalità e strani incroci, combaciano col tramonto di uno dei punti nevralgici del mio quartiere: il negozio di alimentari.

Magari qualcuno di voi potrà storcere il naso, ma vi garantisco che c’è ben altro.

Da cinquant’anni il mitico EXTRAMERCATO di Luciano Grifoni rappresenta il fulcro di tante attività sociali: il rito mattiniero della spesa per le massaie, il panino dello studente ritardatario, gli ultimi ingredienti per la torta di compleanno…Insomma, quelle cose di cui non ci rendiamo conto fino in fondo.

I tempi, però, sono cambiati: alla pizzicheria sotto casa si sostituisce il grande ipermercato, e il bancone dei salumi viene rimpiazzato con le fette dosate ed imbustate in quantità industriali.

Eppure c’è una cosa che voglio portare con me nel 2009: la penna sulle ventitrè che il grande, intramontabile Luciano Grifoni ha sempre impugnato per trascrivere ordini, ricette, liste di prodotti…

Anche lui è la memoria storica del quartiere di Pescaiola.

E a lui vanno gli onori di questi fotogrammi, a memoria delle piccole cose andate, della carta oliata per gli affettati e dell’odore inconfondibile dei pistacchi, della frutta appena scaricata dal furgocino di campagna e della fragranza sgranocchiante del pane.

trailer di Chocolat (2000, L. Hallstrom)