duecentocinquanta volte primavera

21 02 2009

Fermati, mondo.

O almeno si prova a vederlo rallentare, perché certe volte il corso rutilante degli eventi si concede qualche balzo più lungo del solito.

E così ci si rende conto di aver visto una nuova alba ed un nuovo tramonto.

Ma non può essere tutto qui. Vero, c’è del miracoloso a capire fino in fondo che, nonostante tutto, questo pianeta è ancora baciato da una stella.

Si dovrebbe vivere delle cose piccole, di ciò che spesso sparisce nell’invisibilità del già visto.

Mi domandavo cosa mai sarebbe accaduto sette anni fa, quando, dopo un’adolescenza agrodolce, mi avvicendavo tra le grandi terre inesplorate della maggiore età.

E’ andata a finire che solo allora  mi accorsi di uno strano postulato dell’essere umano: l’esistenza del piano inclinato.

Trattasi di una delle poche macchine esistenti in natura ancor prima che l’uomo si ingegnasse per inventare la ruota, e ho sempre avuto l’impressione che quel parapendio scosceso non fosse destinato ad avere una fine.

Ci si ritrova a rincorrere opportunità, a saltare su treni che forse non passeranno più, a concatenare prove ed incognite…E ci si ritrova a sette anni di distanza senza nemmeno accorgersene.

O, magari, qualcosa è cambiato.

Tutto cambia perché tutto resti com’è, chiosava Il Gattopardo: in realtà penso che ogni giorno debba essere vissuto pienamente nell’ottica densa del continuo divenire, ma anche il fiume più lungo del mondo ha il suo alveo, dove tutto sempre scorre.

Nel letto di quel fiume, che non conosce alba e tramonto, ci sono i volti a me più cari: i riflessi nitidi degli amici e dei parenti, dei fratelli ideali e dei compagni fidati, di chi vuole mettercela tutta e di chi nutre sempre una stima incondizionata verso il prossimo, di chi ti fa vivere i ricordi dei tempi andati e di chi punta il dito verso l’orizzonte, degli ultimi arrivati e di chi ha speso una vita a farti capire che tutto vale davvero, delle guide e dei naviganti, di chi tiene il passo e di chi sa quanto conti passare il testimone…e di tanti altri ancora.

Alla mia amata famiglia e al dono prezioso dei legami umani voglio fare un regalo proprio oggi, a venticinque anni di distanza da quando sono arrivato qua, terzo pianeta di quel sistema solare baciato da una stella all’alba e al tramonto.

Voglio regalare a tutti voi, indistintamente, il giorno più bello che possa immaginarsi un bambino.

Perché non c’è miglior regalo di chi vive insieme a te la gioia di duecentocinquanta primavere, le stesse che, sbadatamente, mio nonno mi ha dato per farmi gli auguri per un buon quarto di secolo.

Se riuscirò ad arrivare a quel quarto di millennio, e a vedermi davvero duecentocinquanta primavere, mi ricorderò sempre che esisterà il giorno perfetto: quello passato insieme a tutti voi.

tratto da A.I INTELLIGENZA ARTIFICIALE (2001, S. Spielberg)

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One response

2 03 2009
egocentricamente

Il film che linki mi ha commosso infinitamente. Non riesco a pensare di vivere per 250 anni, non riuscirei proprio, tuttavia parli di un legame e di una spinta che è così potente da permettere di far cose che se avessi dovuto fare per me stessa, non le avrei mai fatte. I figli sono chi ci fa crescere, e a noi genitori sembra invece di dover crescere loro…

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