lassù

14 02 2009

Provate ad alzare il naso e ad incrociare le traiettorie impossibili che sovrastano le vostre teste.

Non è difficile…Forse ce ne siamo dimenticati, ma una delle prime cose (parlo proprio di cose fisiche, tangibili, quelle che sbattono contro il muro dell’evidenza e continuano a rimbalzare) in grado di stupire l’essere umano è stata la volta celeste.

Vero, qualcuno potrebbe obiettare dicendo che le stelle non sono poi la cosa più materiale che esista, almeno non dal nostro sguardo infinitesimale…Ma chi vi ha detto questo, magari, si è pure scordato il senso profondo dei sogni.

Trecentosessantasei giorni fa avevo vissuto da qualche ora la meraviglia, il divertimento, l’emozione e il sapore di condividere una tesi di laurea con tanti compagni di viaggio: sapevo che lì non sarebbe finito o iniziato chissà cosa.

Era giusto così: la vita è fatta di tra.

Ci si deve immergere nell’apnea rarefatta delle incidenze e delle divergenze, e poi andare oltre, continuando a sognare quei mondi lontani.

Ho sempre creduto che questo Universo, culla abissale di luce ed oscurità, non possa avere la forma terrestre.

Insomma, non ha senso che l’umanità abbia l’esclusiva sull’ordine stesso delle cose.

Mi ricordo con grande piacere Giovanni Paolo II che, in uno dei suoi discorsi meno frequentati dalla sfera cattolica, affermò la massima espansione dell’amore divino nella natura intrinseca del cosmo: Dio c’è (e qualcuno potrebbe dirvi di averne pure le prove), e anche secondo me non si è fermato alla Terra.

Fra quelle stelle ci deve essere qualcosa: che abbia le orecchie a punta o la forma volatile di un gas intelligente, io ci credo.

E negli anni più difficili di questi, quelli in cui ho dovuto convivere ogni giorno con una doppia scoliosi genetica al limite della curabilità, ho trovato uno dei tanti appigli che ti fanno aspettare la prossima marea con la curiosità di sapere se ti porterà mai qualcosa.

Ricordo quella fresca mattina di aprile, preludio all’ennesima versione in classe di greco: avevo riportato da qualche giorno al mio caro amico Adriano Spataffi il confanetto con l’indimenticabile Trilogia Classica di GUERRE STELLARI, una perla rara nel panorama cinematografico…Eppure non mi sarei mai aspettato un secondo amore a prima vista.

RaiDue si prodigava, in quelle settimane, a trasmettere senza reale ordine logico le puntate di una strana serie televisiva, dove c’erano alieni, astronavi, uniformi, speranze, paure, sorrisi, delusioni…Ben poco sapevo allora di STAR TREK.

Sono passati dieci anni esatti da quella data.

Un anno soltanto dalla mia tesi di laurea.

C’è tanto negli incroci di una persona, me ne sono convinto col tempo che passa.

Perchè, alla fine, perdere tempo tra Vulcaniani e navi stellari chiamate Enterprise?

Non saprei darvi una risposta netta, squadrata e geometricamente credibile a questo vezzo dell’alchimia, ma io ci sono ancora dentro, e so che c’è tutto il resto del mondo.

C’è la consapevolezza di vivere le metafore dei nostri giorni, i dissidi e le convinzioni del nostro prossimo, le mancanze e le attitudini del genere umano.

C’è quel senso della giusta distanza in grado di portarti nelle vette più alte del cosmo e nelle profondità dell’animo mortale.

C’è tanto, di sicuro non c’è tutto…Ma, in fondo, a me basta andare lassù, anche col pensiero.

Lassù, fra le stelle.

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2 responses

21 02 2009
viaggioalterminedellanotte

Buon compleanno Giovanni!
Un abbraccio.
G.

21 02 2009
lostincinemas

Grazie mille, di tutto cuore.

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