apologia del fuori fuoco

13 02 2009

Chiedo umilmente venia a chi ha incrociato questo blog nei giorni precedenti, trovando latitanti gli abituali articoletti quotidiani, trascurando anche le attività collaterali della blogosfera che mi impegnerò a recuperare.

Purtroppo le mie condizioni fisiche mi hanno preso in contropiede, e mi sono ritrovato con una sinusite tremenda che ha ceduto il passo ad una giornata campale di febbre.

Tutto scorre, in ogni caso: lo diceva Eraclito, ed io ci credo anche oggi.

Giornate di grandi soddisfazioni, in ogni caso: su tutte, i piacevoli e curiosi commenti dei ragazzi delle scuole medie che sto incontrando nei laboratori di cinema che stiamo realizzando sui modelli narrativi di un racconto: questi figlioli di dodici e tredici anni si sono furbescamente insinuati nell’ultimo articolo pubblicato, e non hanno esitato a dire la loro.

Bravi!

Ed anche io ho una storia, breve brevissima, da raccontarvi. Una di quelle storie che rendono vitale qualcosa di apparentemente banale, come due lenti smussate che spingo di tanto in tanto sul bordo del mio naso.

Sarà stata la febbre, la sinusite, il tempo che cambia, la mezza stagione che non c’è più…Ma l’altra sera, quando credevo che l’ennesimo colpo di tosse mi avrebbe steso al tappeto, ho segnato un autogol clamoroso.

Ho spaccato la montatura dei miei occhiali.

Anzi, peggio: mi sono ritrovato le due metà esatte del telaio fra le mani, mentre cercavo di lucidare le lenti affaticate dalle ore passate sopra un progetto di sceneggiatura multimediale.

Panico. Sgomento.

Ed ora?

Dovete sapere che io ho una dipendenza estrema, ai limiti dell’assurdo, per quella manciata di grammi di plastica trasparente che porto con me dal mattino a notte fonda: sono lo specchio del mondo, il fulcro catalizzatore della concretezza, la forma definita di quel che, altrimenti, sarebbe un ammasso di contorni poco definiti.

Insomma, ben presto mi sono ritrovato ad indossare giocoforza un paio di occhiali da sole graduati che tengo da parte giusto per le emergenze…E ho detto tutto.

Ma in quelle ore di disagio – poca cosa, se guardo a quel che succede davvero in questo strano pianeta -, mi sono reso conto che bisognerebbe dare maggior rilievo a quel che ci circonda, alle persone che ci passano accanto, ai pensieri che fluttuano davanti ai nostri occhi senza nemmeno accorgercene.

Certo, è una storia a lieto fine: nuova montatura, stesse lenti, equilibrio ristabilito.

Eppure restava l’ombra di quelle riflessioni serali, quando, tra una puntata di CSI: MIAMI ed un paio di schermate digitali, tutto era ancora più scuro di quelle lenti graduate da sole.

Per stasera, signori miei, niente video.

Vorrei tornare a guardare il mondo.

Ma se siete alla ricerca di qualcosa di insolito, vi offro il poker di filmati sul mio vodpod: c’è una parte della mia adolescenza, in quei fotogrammi futuribili.

Ma questa è davvero un’altra storia…La prossima volta non mancherà di raccontarvela.

La prossima volta, mi raccomando.

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2 responses

14 02 2009
faberex

ok aspetto la prossima volta

14 02 2009
lostincinemas

Caro faberex,
la tua pazienza è stata premiata 🙂

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