datemi un martello…

3 01 2009

Iniziava più o meno così, con le sue strofe tra il cantilenante ed il divertito, una canzonetta di Rita Pavone.

Protagonisti: un martello, appunto, e tutto il resto del mondo. Insomma, un elogio della libertà di fracassare ciò che non ci piace.

Proprio in questi giorni, forse complici i buoni propositi per il nuovo anno, mio padre si sta disperando per le sessioni al limite del delirio al quale lui e tutti i suoi colleghi di lavoro si devono sottoporre.

Il motivo è semplice: la ditta in cui lavora sta aggiornando i sistemi informatici.

Ora, dovete sapere che mio padre, come mia madre e come del resto una discreta parte della relativa generazione, prova talvolta una sensazione ambigua di mistero e timore nei confronti della tecnologia: potremmo dire che non c’è natività digitale, e non saremmo lontani dal vero.

Per farla breve, i miei hanno imparato ad utilizzare la posta elettronica soltanto questa estate, e giusto per una necessità evidente:  provate a fare telefonate da qui all’Australia e vi verrà presto la voglia matta di scrivere migliaia di mail piuttosto che passare anche un solo minuto alla cornetta.

E, per altri motivi o interessi, i miei navigano per la Rete giusto per bazzicare quei due o tre siti – ebay su tutti, ovvio – che potrebbero fare al caso loro.

Il resto è zona d’ombra.

E’ un’ombra che si dirada difficilmente, e di certo non con un colpo di abbagliante, giusto per restare in tema: come si può prendere che un gruppo di età media compresa fra i quaranta ed i cinquant’anni riesca ad assimilare, nel giro di pochissime ore, il modus operandi di un elaboratore moderno?

E non parlo soltanto di tecnica, ma di stile di pensiero: l’ho notato persino io passando da PC a MAC, figuratevi se non lo nota mio padre da carta e penna a schermo e tastiera.

Ci vuole qualcosa di più, ma richiederebbe più tempo, e, soprattutto, più passione – due cose che, nel mondo della piena produttività, cozzano con i fatturati, le quantità, le vendite e via di questo passo.

Ricordo una puntata di una serie televisiva di fantascienza in cui uno dei comprimari concludeva una discussione dicendo che, dopotutto, al mondo non esistono cose impossibili; semmai, alcune possono essere altamente improbabili.

Auguro di tutto cuore a mio padre, e alla sua compagnia digitalizzante, un approccio più vissuto e non improbabile a questo mondo in continua evoluzione…Evitando, magari, di doversi incartare in qualcosa di simile a quel che state per vedere qui sotto.

tratto da Matrix Reloaded (2003, Andy e Larry Wachowski)

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